Le donne belle che si vedono oggi.
Sono uscito di casa tempo fa, e nel negozio davanti al portone ho visto una donna.
La riuscivo a vedere da fuori della vetrina anche se lei restava in ombra.
Il negozio è di vestiti alla moda.
Quella donna era vestita come tante in giro, a vederla in molti si sarebbero fermati a guardarla per dire quanto era bella, o meglio, quanto era attraente.
Aveva una gonna corta che lasciava scoperte delle gambe magre ma ben fatte, come quelle di chi fa sport o va almeno in palestra, con cosce sode ma non muscolose. La gonna nera, che da subito si intuiva essere costosa e di qualche firma nota, ovviamente era a vita bassa e faceva vedere una pancia non esattamente piatta ma rotonda quel tanto che basta per essere sensuale, prorpio come oggi piace. La maglia era bianca con una qualche scritta nera e grande sul davanti, probabilmente il nome del marchio, anche quello sicuramente famoso e di grido, in modo che l'occhio cascasse tanto sulla scritta che attirava l'attenzione con i suoi lustrini, quanto sul seno che si vedeva ben formoso con un reggiseno che lo teneva su senza farsi notare, e che spingeva lo sguardo a scorrere fino ad una delle spalle che restava scoperta. Dei capelli neri ricci e lunghi fino a tutta la schiena, andavano appena a riparare lo spazio della spalla lasciata libera dalla maglia, ma non del tutto, e continuavano a stendersi lungo la schiena, che visibilmente la donna teneva ben dritta, tanto da apparire arcuata all'indietro, dandole un atteggiamento tra lo sfrontato e l'impettito, o più semplicemente la postura di chi porta tacchi molto alti ed è costretta a quella posa se non vuole apparire goffa e traballante. Le scarpe erano infatti una specie di sandali dal tacco molto lungo, aperte e fissate con una fibbia piccola ma che riusciva a farsi notare tanto era brillante.
Del viso e della sua espressione, poco posso dire perchè dei grossi occhiali neri le coprivano gli occhi gettando un'ombra sul resto del volto; ho però potuto vedere quanto bastava per accorgermi di un'espressione seria, di chi sa cosa vuole e non è disposta ad aspettare più di tanto per averlo; pelle ben abbronzata, tratti forti e decisi di un viso magro con il mento tenuto ben alto ed un leggero trucco che però a stento si sarebbe riusciti a notare.
Vorrei parlare del suo atteggiamento, ma anche quello lasciava spazio a poche osservazioni e soprattutto a poche fantasie. Stava in piedi con il peso del corpo su una gamba mentre l'altra era in riposo e leggermente piegata; le braccia incrociate in vita con una borsetta in mano piccola e di un nero lucido che come gli abiti subito faceva capire essere oggetto di valore e ricercatezza non comune, comprata in qualche negozio che come quello vendeva solo alte firme.
Passandole accanto si sarebbe potuto rallentare il passo apposta per notare meglio la sua bellezza e poterla far durare un pò di più davanti ai nostri occhi prima che le nostre strade, la nostra e quella della donna in questione, si dividessero senza sapere quando avremmo avuto la possibilità di rivederla.
Quel giorno sono uscito dal portone di casa mia ed ho visto questa donna.
Quel giorno ho visto un'immagine di morte.
Quel giorno ho visto un'immagine di morte.
Cara signora, non se la prenda, non parlo certo di lei personalmente, non so nemmeno come si chiami. Ma lei cara signora, ai miei occhi quel giorno apparve immediatamente, chiaramente e senza via di rimedio l'immagine della morte stessa.
So che dovrei spiegare meglio questo concetto e parlando con Monica ho cercato di essere piú chiaro... lei dice che ci sono riuscito ma ancora non ne sono convinto.
Credo che tutto nasca dal concetto di bellezza e di vita...entrambe non riesco a vederle come qualcosa di cristallizzato e di immobile...la storia dell'arte si é evoluta proprio andando contro a chi voleva chiudere la bellezza in una formula accademica e la bellezza che vedo in giro oggi é in realtá qualcosa che é giá morto..che non puó che sfiorire. Quando guardiamo qualcosa di bello quella cosa ci appassiona anche perché ci trascina con se nel tempo...un paesaggio un apersona un oggetto...sono belli perché ci spingono a pensare che continuino ad essere belli...quella donna e quelle donne...domani non possono che crollare...quella non é un aforma di bellezza ma di prepotenza.
Non capita spesso di avere tali certezze. Immagini chiare di qualcosa che non è stato capito con la sola logica, ma confermato dall'intuito immediato che solo un'immagine reale più darci.
Sono uscito di casa tempo fa, e nel negozio davanti al portone ho visto una donna.
La riuscivo a vedere da fuori della vetrina anche se lei restava in ombra.
Il negozio è di vestiti alla moda.
Quella donna era vestita come tante in giro, a vederla in molti si sarebbero fermati a guardarla per dire quanto era bella, o meglio, quanto era attraente.
Aveva una gonna corta che lasciava scoperte delle gambe magre ma ben fatte, come quelle di chi fa sport o va almeno in palestra, con cosce sode ma non muscolose. La gonna nera, che da subito si intuiva essere costosa e di qualche firma nota, ovviamente era a vita bassa e faceva vedere una pancia non esattamente piatta ma rotonda quel tanto che basta per essere sensuale, prorpio come oggi piace. La maglia era bianca con una qualche scritta nera e grande sul davanti, probabilmente il nome del marchio, anche quello sicuramente famoso e di grido, in modo che l'occhio cascasse tanto sulla scritta che attirava l'attenzione con i suoi lustrini, quanto sul seno che si vedeva ben formoso con un reggiseno che lo teneva su senza farsi notare, e che spingeva lo sguardo a scorrere fino ad una delle spalle che restava scoperta. Dei capelli neri ricci e lunghi fino a tutta la schiena, andavano appena a riparare lo spazio della spalla lasciata libera dalla maglia, ma non del tutto, e continuavano a stendersi lungo la schiena, che visibilmente la donna teneva ben dritta, tanto da apparire arcuata all'indietro, dandole un atteggiamento tra lo sfrontato e l'impettito, o più semplicemente la postura di chi porta tacchi molto alti ed è costretta a quella posa se non vuole apparire goffa e traballante. Le scarpe erano infatti una specie di sandali dal tacco molto lungo, aperte e fissate con una fibbia piccola ma che riusciva a farsi notare tanto era brillante.
Del viso e della sua espressione, poco posso dire perchè dei grossi occhiali neri le coprivano gli occhi gettando un'ombra sul resto del volto; ho però potuto vedere quanto bastava per accorgermi di un'espressione seria, di chi sa cosa vuole e non è disposta ad aspettare più di tanto per averlo; pelle ben abbronzata, tratti forti e decisi di un viso magro con il mento tenuto ben alto ed un leggero trucco che però a stento si sarebbe riusciti a notare.
Vorrei parlare del suo atteggiamento, ma anche quello lasciava spazio a poche osservazioni e soprattutto a poche fantasie. Stava in piedi con il peso del corpo su una gamba mentre l'altra era in riposo e leggermente piegata; le braccia incrociate in vita con una borsetta in mano piccola e di un nero lucido che come gli abiti subito faceva capire essere oggetto di valore e ricercatezza non comune, comprata in qualche negozio che come quello vendeva solo alte firme.
Passandole accanto si sarebbe potuto rallentare il passo apposta per notare meglio la sua bellezza e poterla far durare un pò di più davanti ai nostri occhi prima che le nostre strade, la nostra e quella della donna in questione, si dividessero senza sapere quando avremmo avuto la possibilità di rivederla.
Quel giorno sono uscito dal portone di casa mia ed ho visto questa donna.
Quel giorno ho visto un'immagine di morte.
Quel giorno ho visto un'immagine di morte.
Cara signora, non se la prenda, non parlo certo di lei personalmente, non so nemmeno come si chiami. Ma lei cara signora, ai miei occhi quel giorno apparve immediatamente, chiaramente e senza via di rimedio l'immagine della morte stessa.
So che dovrei spiegare meglio questo concetto e parlando con Monica ho cercato di essere piú chiaro... lei dice che ci sono riuscito ma ancora non ne sono convinto.
Credo che tutto nasca dal concetto di bellezza e di vita...entrambe non riesco a vederle come qualcosa di cristallizzato e di immobile...la storia dell'arte si é evoluta proprio andando contro a chi voleva chiudere la bellezza in una formula accademica e la bellezza che vedo in giro oggi é in realtá qualcosa che é giá morto..che non puó che sfiorire. Quando guardiamo qualcosa di bello quella cosa ci appassiona anche perché ci trascina con se nel tempo...un paesaggio un apersona un oggetto...sono belli perché ci spingono a pensare che continuino ad essere belli...quella donna e quelle donne...domani non possono che crollare...quella non é un aforma di bellezza ma di prepotenza.
Non capita spesso di avere tali certezze. Immagini chiare di qualcosa che non è stato capito con la sola logica, ma confermato dall'intuito immediato che solo un'immagine reale più darci.


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