giovedì 23 novembre 2006

Ho bisogno di sciupare molto prima di fare.
Parto facendo cose quasi assurde per poi trovare un'unione di quegli errori, una motivazione per quegli sbagli e quindi cominciare a fare.

lunedì 20 novembre 2006

I vestiti alla moda sono fascisti.
Le discoteche, la musica tecno e tutto quello che le sta intorno.
I locali alla moda sono fascisti.
Sono fasciste la maggior parte delle avanguardie artistiche degli ultimi trenta anni.
L'arte concettuale è fascista.
I siti di incontri sono fascisti.
Il circuito dei gallerie e promozioni dei giovani artisti è fascista.
L'ambiente che viene detto dello spettacolo è fascista.
Le passerelle sono fasciste.
Le facce enormi sui cartelloni pubblicitari sono fasciste.
Le pubblicità sono fasciste.
La televiosine è fascista.
E' fascista quello che rende potenti i politici.
Sono fasciste la formula uno, le motociclette e l'ambiente che sta loro attorno.
Il mistero è fascista.

Appena me ne vengono in mente altre le scrivo.
Ce ne sono molte ancora ma devo essere stanco perchè non me ne vengono in mente ora.

Ma c'è chi lo sapeva molto meglio.

“L’Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo.”

“Il nuovo fascismo non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l’omologazione brutalmente totalitaria del mondo.”

-Pier Paolo Pasolini-

Il silenzio... sapere e non dire è forse molto più fascista di quanto io possa capire.

mercoledì 8 novembre 2006

Il vecchio blog lo lascio qui sotto.
Sono quei pochi scritti che avevo lasciato li da tempo.
Si gira pagina e se ne comincia uno nuovo.

Non lo trovo più ora!
Non mi ricordo l'indirizzo e cercandolo non lo trovo.

Comincio in questo modo quindi, o se lo dovessi trovare lo scriverò più avanti.

28/12/2006
Sono passati giorni e finalmente l'ho trovato.
cet.blog.excite.it

Probabilmente lo cancellerò, quindi come dicevo riscrivo qui sotto quello che c'era nel vecchio blog.

Cet
Ossessioni e Compulsioni.

03.09.2005
Bisogna che cambi.

Si, cambio, ma come?
Vado a Cavallina, porto una tenda, con Zeynep basta, dai miei genitori ci vado solo quando ne ho voglia (o facendo corna per necessitá), porto piú attrezzatura possibile e mi metto a dipingere. Anche a casa; mi creo un posto comodo dove nessuno entra se non lo dico io; un posto pulito ed ordinato come ho bisogno che sia e mi metto a dipingere anche li. Un posto dive sentirsi protetti; insomma una casa.
Mi taglio i capelli (anche se é banale). Tutto sembra cosí lontano e cosí facile.
Do troppa importanza alla gente. Alle ragazze per esattezza.
Ma come fare a non volerle! Allora sono frustrato! Si credo principalmente sia per questo.
Come uscirne? Sfogandosi? Si anche; puó essere una strada, ed istintivamente sembra giusto ,ma non credo sia solo questo e credo invece ci siano anche altri modi e cose da fare.

by ore 22:44 [category:: generale]
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13.08.2005
Libertà d'informazione.

Copio anche nel mio bblog un intervento da me scritto in un blog di informazione.
Ho in mente ad una concomitanza di eventi che quasi non sembrano una coincidenza ma una di quelle occasioni perfette per togliere un pò di ragnatele dal cervello ed incazzarci come delle bestie (chi parla bene direbbe “ïndignarsi”ma stavolta non basta, ci si deve incazzare) e cioé il processo per l`attentato di piazza fontana e le nouve dichiarazioni sulla morte di Pier Paolo Pasolini. Parlo di una unione tra i due fatti perché se c`é stato qualcuno che ha saputo esporsi, voler capire, non servire nessun padrone sia nell`informazione sia nella politica e pagare in prima persona, questo é stato Pasolini, che su piazza fontana ha avuto parole chiare (ma inutile starle a raccontare quel che sa meglio di me).
Ecco quindi che alla fine a pagare il processo sono i parenti delle vittime. Ecco che il governo si “offre”di pagarle per loro, gli viene incontro...gli viene incontro... Ma non doveva pagarne una parte comunque? Non mi chieda di entrare nei particolare ma il governo in questa situazione non é tenuto a dover pagare parte elle spese processuali?Comunque sia quello che ha saputo fare in tutt questi anni é NIENTE se non far finta di farci un favore a pagare le spese. Ora bisogna anche dire grazie? Sono schiaffi! A me a lei ed a chiunque sia capace di intendere e di volere.Intanto ecco che il presunto assassino di Pasolini parla e sembra dire quel che da sempre si é pensato. Un agguato, un omicidio che sembra sempre piú politico.
Pelosi parla, e lo mettono in televisionie. Pasolini ha parlato e parla ancora: ”Io so” ; ma nessuno ce lo ricorda. Non mi fraintenda, non critico il fatto che pelosi abbia detto la sua veitá in televisione, magari l`avesse fatto prima! Ma lo stomaco non mi regge davanti un`Italia marcia che sembra fare di tutto per incancrenire gli italiani; non solo, mi sento realmente “in pericolo” come Pasolini diceva a Furio Colombo nella sua ultima intervista.Lo stomaco non mi regge, mi scusi.Volevo solo dirle che di tutti i commenti che su questi fatti si possano fare, le parole di Pasolini DICONO. Dicono, non accennano, non scappano. Dicono. Le vorrei pubblicate su ogni giornale. Mi fa paura anche solo pensare che in molti, in troppi non abbiano ancora pensato di farlo.Mi scuso per la lunghezza del post, la saluto, la ringrazio per l`opportunitá di parlare e lascio qui di seguito alcuni degli articoli di cui le parlavo.
Corriere della Sera, 14 novembre 1974Cos'è questo golpe? Io so di Pier Paolo Pasolini Io so.Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia. All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.
Il Mondo 28 agosto 1975 (articolo riportato parzialmente).
"Andreotti, Fanfani, Rumor, e almeno una dozzina di altri potenti democristiani, dovrebbero essere trascinati sul banco degli imputati. E quivi accusati di una quantità sterminata di reati: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, collaborazione con la Cia, uso illegale di enti come il Sid, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna (almeno in quanto colpevole incapacità di colpirne gli esecutori), distruzione paesaggistica e urbanistica dell'Italia, responsabilità della degradazione antropologica degli italiani, responsabilità dell'esplosione "selvaggia" della cultura di massa e dei mass-media, corresponsabilità della stupidità delittuosa della televisione.Senza un simile processo penale, è inutile sperare che ci sia qualcosa da fare per il nostro paese. E' chiaro infatti che la rispettabilità di alcuni democristiani (Moro, Zaccagnini) o la moralità dei comunisti non servono a nulla . continua...
by ore 23:03 [category:: generale]
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09.03.2005
Aiuto.

mi viene difficile ammetterlo, ma avrei bisogno di aiuto. Da tempo non ne cerco piú ma se penso a come potri migliorare se ne avessi mi accorgo che ne ho bisogno.
Banale, ma avrei bisogno di qualcuno che mi accudisse. Potrei fare molto se qualcuno mi aiutasse, ma per fare questo dovrei essere considerato malato ed assistito come persona malata; e non è facile.
Non è facile spportare che qualcuno sappia. Al momento nessuno sa; anche chi prima mi stava vicino adesso crede che sia guarito, che tutto vada bene o che al massimo ci siano degli strascichi ma che quello che si puó chiamare malattia sia solo un ricordo.
Z., forse per il fatto di non avermi visto nel momento piú duro, crede che tutto questo sia solo un grande capriccio, un vizio, un lato del mio carattere e di carattere ogniuno ha il suo.
Ho bisogno di essere assistito.
by ore 22:24 [category:: generale]
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13.02.2005
Il Funambolo.

Di novità ce ne sono ma non posso fermarmi troppo stasera.
Uscendo dal discorso della malattia che ancora continua, vi dico a tutti di leggervi "IL FUNAMBOLO" di Jean Genet.
“Non voglio insegnarvi niente, solo infiammarvi le guance”.
by ore 20:00 [category:: generale]
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29.01.2005
...ancora...

Mi sono interrotto bruscamente la scorsa volta.
Non che il discorso scorresse bene, ma mi interessava almeno darvi una idea di quello che intendevo.
Cosa fosse la realta`non lo sapevo prima e non lo so adesso. Ma prima non me lo domandavo poi piu`di tanto, mentre ora tutto il gioco va ridisegnato.
Quindi dovrei essere grato a questa situazione di dolore(perche`e`di questo che si tratta in realta`)per avermi costretto a pormi domande che rivoluzionano una vita, per avermi obbligato a guardare le cose in maniera piu'approfondita (e ben oltre quello che mi basterebbe per guarire)?
Infatti il sentiero su cui sono stato buttato da comportamenti distorti e`ora quello piu'giusto e lo seguirei comunque, anche una volta passato il disturbo. Il cammino di chi vuol capire si allarga, e se lungo la strada si guarisce da una malattia tanto meglio, a le due cose non sono interdipendenti.
Mi accorgo di passaer da un discorso all'altro sensa dare un appiglio di senso a chi legge.
Me ne scuso. Anzi dite pure quel che vi pare su quello che volete a proposito e prendete qualsiasi spunto per commenti che possano porare dove meglio crediate.

Essere ossessivi-compulsivi e`una bella giostra.
Non hai un minutop fermo dalla matina alla sera; il cervello non ti riposa nemmeno un secondo anche se allàtto pratico ti accorgi di non concludere nulla. Stai sempre facendo qualcosa o tenendo a mente qualcosa da fare o da non fare e zei in continuo allarme per quelllo che intorno sta succedendo ma paradossalmente il tuo corpo e la tua mente non sono mai presenti nello stesso posto e nello stesso istante.
Ma fermi tutti! Non ho ancora detto che tipo di compulsioni sono quelle di cui vi parlo. La ripetizione dei comportamenti può prendere molte forme, dipende da come gli e`girata alla storia di girare e capirlo(intendo capire come mai la compulsione ha quel determinate aspetto) e`già un buon passo avanti nella guarigione.
Con me si tratta di lavarmi. Lavarmi le mani, lavarmi i vestiti, lavare la casa, gli oggetti, e gli oggetti toccati da altri oggetti che in precedenza avrei dovuto lavare ma non ho fatto in tempo, ed allora la macchia si allarga ed il lavoro aumenta. Quello cha accomuna molte ossessioni e compulsioni, se non tutte, é la necessità di controllo assoluto di determinate condizioni; una difesa o una prevenzione se vogliamo.
Nel caso in cui mi trovo si tratta di dover lavare via qualunque contatto avvenga con determinate persone o con oggetti venuti a contatto con determinate persone o con oggetti venuti a contatto con altri oggetti che a loro volta erano stati a contatto con quelle determinate persone.
Come é facile capire il discorso potrebbe allargarsi a macchia d`olio.
Quindi la necessita'di lavarsi le mani o cambiarsi i vestiti o mille altre necessità di pulizia sono costanti; ti riempie l'intera giornata in un battito d'ali; tutti i tuoi
programmi, qualunque vi posa venire in mente come esempio, dai più importanti ai meno significativi possono esere rovinati da una folata di vento che ti fa sbattere un foglio su una mano mentre cammini per strada, la pacca sulla spalla di un amico incontrato per caso, una penna caduta per terra, un'interruttore tocatto col dito sbagliato, una camicia stesa sul filo che non dovevi toccare...
Si fa presto a non avere più tempo per altro. Basta stare attenti che la fonte prima di quello che ai miei occhi é sporco non venga direttamente o indirettamnte a contatto con me. Quelle che prima chiamavo “quelle determinate persone”cono quindio la causa prima dello sporco da cui mi pulisco. Chi sono? Lo so. Più o meno. Per il momento me li tengo per me. Non per fare il misterioso ma perché le ferite mica si possono mettere subito in piazza ed il rappoto tra me e loro non é l'unica piaga da sanare. Devo dirvi buonanotte. Non andrò a pulire niente, (almeno per la prossima mezz'ora).
Siamo corpo ed anima e non intendo abbandonare nessuna delle due in nome dell'altra. Ho appena finito l'accademia di belle arti e tento di fare il pittore. Dopo aver detto tutto quanto sopra, e soprattutto per il fatto che da tempo vivo in questo modo, mi sarebbe estremmente facile scegliere la strada dell'astratto, dell'informale o dell'arte concettuale; una pittura che non obblighi ad un rapporto con l; altro e con il mondo (intesa anche come realtà fisica); mi sarebbe facile scegliere una strada di questo tipo che mi faciliterebbe estremamente la vita. Potrei predicare la spiritualità come unica fonte d`arte ed assecondare così tutte le mie paure del contatto fisico. Sarebbe comodo, non sarei costretto a stare vicino a tanti corpi, potrei convincermi come molti anno fatto, che é piú nobile una ricerca spirituale, concettuale, asettica, chiusi nel proprio studio; e vi assicuro che guadagnerei anche molto dipiù. Ma sarebbe una enorme falsità! Siamo anima e corpo ed anima e se voglio capire la realtà devo guardare entrambe i lati per quanto possa farmi fatica. Sarebbe molto semplice dirsi delle menzogne per vivere comodamente; e probabilmente, se lo facessi a quest`ora sarei guarito; ma avrei perso nello sforzo di capire, di comprendere, di abbracciare cielo e terra in un respiro, di essere uomo.
Questo era più o meno quello che intendevo quando dicevo che una situazione malata può comunque mettere su una strada giusta che continua a svilupparsi nonostante i sintomi, e che può continuare indipendentemente dalla guarigione.
Ma la guarigione non va abbandonata.
La ricerca di capire, lascia quindi sensa fiato comunque inizi e comunque proceda.
L`idea che abbiamo del mondo é quella che conta, ed anche se sono state delle serate assurde immersi nella candeggina e nel sapone ad averle dato l'inizio, l'idea del mondo si impone anche quando malati non si é più. La nostra idea della realtà è un dovere (non un diritto) per questo fa girar tanto le palle. I doveri ci stufano; preferiamo usare i nostri diritti quando ci fa comodo e lasciare i nostri doveri ad un'altra circostanza.
by ore 21:18 [category:: generale]
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27.01.2005
Continuiamo.

Continuo a chiedermi cosa sia la realta`.
Sono ossessivo-compulsivo (almeno per il momento)e questo e`il punto: il concetto di realta`puo`essere fuorviato da necessita`fasulle.
L'essere ossessivo-compulsivo, ormai da anni, mi ha costretto a riconsiderare tutto quello che considero reale e non solo; anche il giiusto e lo sbagliato, i piu`ed i meno di ogni giorno sono stati rimessi in discussione; non solo quelli di adesso, mentre le ossessioni la fanno da padrone, ma pure il concetto di giusto e sbagliato di quando ero normale- quella realta`delle cose che -in pratica- condividevo con molta gente.

by ore 21:07 [category:: generale]
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